Parma e non solo: le cinque rivelazioni del calcio europeo del 2018

Dalla fantastica cavalcata del Parma all’Alavès quinto in classifica in Liga. Poi il Wolfsburg, in zona Champions dopo i due playout consecutivi della passate stagioni, e il Montpellier tornato grande in Francia. E che dire del Wolverhampton ammazza grandi in Premier? Ecco le rivelazioni dei cinque maggiori campionati europei

Partire dal fondo della griglia per poi ritrovarsi improvvisamente fra le macchine con cilindrata maggiore. Farlo alla prima curva e reggere il passo dei grandi; insinuarsi nel gruppone all’ultima prima del rettilineo e sorprendere tutti. Insomma, sul come cambia poco. Dalla Serie A alla Ligue 1, dalla Premier alla Bundesliga e alla Liga: insomma, ci sono delle squadre sulle quali in pochi avrebbero scommesso in estate e sulle quali, in molti, adesso, sono pronti a ricredersi.

Serie A: Parma, dalla D al sogno Europa


Scendere all’inferno e risalire fino al paradiso. Dante ci ha messo cento canti, il Parma tre anni. Dalla D alla A, dai dilettanti ad un possibile posto in Europa. Il 6 settembre 2015 la trasferta sul campo dell’Arzignano e i primi tre punti della nuova era. La decise su rigore Riccardo Musetti, che oggi ha 35 anni e in D ci è rimasto con la maglia del Campobasso.

Il Parma, invece, è andato avanti: lo ha fatto vincendo l’anno seguente la finale playoff con l’Alessandria in Lega Pro, si è ripetuto battendo 2-0 lo Spezia nell’ultima giornata di Serie B lo scorso maggio e volando così direttamente in A. Dai 5mila euro spesi nell’estate 2015 ai 13 milioni di quella passata. Da Dimitar Traykov ad Inglese e Gervinho, decisivi fin qui con i loro nove gol complessivi.

Chi non è mai cambiato è stato Roberto D’Aversa, su quella panchina fin dalle battaglie della Lega Pro: “Belli? Meglio efficaci. Ma non siamo solo contropiede”. Queste le sue parole prima della sfida con il Sassuolo. Il duello contro De Zerbi, poi, lo vincerà lui. La partita finirà 2-1, è fine novembre e le reti di Gervinho e Bruno Alves fanno volare il Parma al sesto posto.

E’ passato più di un mese da quel giorno e la squadra di D’Aversa ha vinto solo una partita, quella di Firenze. Poi tre sconfitte e due pareggi nelle ultime sei gare, ma la zona Europa dista solo cinque punti. Merito delle sei vittorie nelle prime tredici giornate, non male per chi doveva lottare per la salvezza, adesso distante ben dodici punti. La voglia di rivincita di Sepe, Inglese e Gervinho; l’esperienza di Bruno Alves, Iacoponi, Rigoni e Barillà; il talento di Stulac ad illuminare un 4-3-3 tutto cuore e ripartenze. La favola Parma non vuole conoscere la parola fine.

Premier League: Wolverhampton, la neopromossa bella con le grandi


Chi in paradiso ci è arrivato partendo dal basso è anche il Wolverhampton, che solo nella stagione 2013/14 vinceva la Ligue One, la terza divisione del calcio inglese. L’anno scorso, poi, il primo posto in Championship e la conseguente promozione in Premier dopo anni di anonimato. Adesso la classifica dice settimo posto, con un vantaggio rassicurante di 14 punti sulla zona retrocessione. E nell’ultimo turno di campionato è arrivata anche l’impresa di Wembley, dove i ragazzi di Nuno Espirito Santo hanno battuto il Tottenham.

Altra impresa per questa bella neopromossa dunque, che aveva già fermato sul pari il City, lo United e l’Arsenal, battendo anche il Chelsea di Sarri. Insomma, con le big è arrivata solo una sconfitta, quella contro il Liverpool degli invincibili. Per il resto il bottino è di otto vittorie, cinque pareggi e sette sconfitte in 20 giornate. Un solo ko nelle prime otto, poi un mese negativo fra ottobre e novembre (nemmeno un successo in sei match) infine le tre vittorie consecutive e il periodo d’oro cominciato con la vittoria sui Blues e terminato con quella sugli Spurs.

Il modulo? Un 5-4-1 geometrico, di quelli che segna e incassa poco (23 i gol segnati, altrettanti quelli subiti). La forza della squadra sta nel gruppo, mentre il giocatore di punta è Raul Jimenez, attaccante classe 1991 che fin qui ha segnato sei gol e fatto 5 assist. E’ arrivato in estate dopo oltre 120 partite con la maglia del Benfica. Prestito secco fino a fine anno, poi sarà il momento di decidere se pagare il riscatto o meno. Cifra? Alta, 38 milioni di euro. Ma secondo le ultime indiscrezioni dal Portogallo il club inglese starebbe pensando di mettere a segno quello che sarebbe il colpo di gran lungo più costoso della propria storia.

Liga: Alaves, un sogno che si ripresenta 18 anni dopo


Prendete la classifica in mano e leggetela: Barcellona, Atletico, Siviglia, Real Madrid e… Deportivo Alavés. Già, subito dopo le grandi di Spagna c’è una piccola squadra basca che sta sorprendendo tutti. Quinto posto, 28 punti dopo 17 giornate e il quarto gradino – che vorrebbe dire Champions League – proprio sotto al naso. Clamoroso per chi era partito con l’obiettivo di salvarsi , per chi solo un anno fa perdeva 21 partite su 38.

Un avvio di Liga super, con cinque vittorie nelle prime nove giornate. Tanto che, complice l’andamento lento delle big, con il successo sul campo del Celta Vigo la vetta della classifica da sogno si trasforma in realtà. Solo 13 giorni dopo aver battuto il Real davanti ai propri tifosi. Insomma, il paese ha cominciato presto a parlare della squadra di Abelardo. No, non il filosofo francese, ma Abelardo Fernandez Antuna. Una vita da campione del calcio spagnolo, un futuro da grande allenatore che adesso non è da escludere.

Guidetti, Pacheco e Calleri: nessun fuoriclasse, ma tanti buoni giocatori abituati a sporcarsi le mani nel fango. Nell’ultimo mese la marcia ha subito un rallentamento tanto brusco quanto fisiologico. Due pareggi con Siviglia e Athletic, altrettante sconfitte con Atletico Madrid e Leganès. Poi, però, nell’ultimo turno di campionato è arrivata la vittoria sul campo della Real Sociedad. Il modo migliore per rilanciarsi e trascorrere un Natale tranquillo.

E per continuare a far sognare i tifosi, nella cui mente è ancora fresco il ricordo della Coppa Uefa del 2001. Una cavalcata infinita, che portò direttamente alla finale persa contro il Liverpoo di Owen. Due anni dopo, nel 2003, andò decisamente peggio. Chissà che l’Europa non torni a bussare alla porta…

Ligue 1: Montpellier, una filosofia vincente

“Mi vedo già a Wembley ad alzare la coppa dalle grandi orecchie”. Lo diceva Louis Nicollin, presidente di allora. Era l’estate del 2012 e il Montpellier aveva appena vinto la Ligue 1. Un’impresa per chi, solo un anno prima, aveva lottato per la salvezza. Tre punti in più rispetto al Psg di Ancelotti, questo fu il risultato finale, reso possibile dai tanti gol di Giroud, che portò i compagni a giocare la massima competizione europea.

Arsenal, Schalke 04 e Olympiakos le avversarie del girone. I punti totalizzati? Zero. Di lì l’inizio dell’anonimato, che però potrebbe presto finire. Già, perché il Montpellier quest’anno sta facendo sul serio. Ha battuto Marsiglia, Bordeaux, Nizza e Monaco, tanto da guadagnarsi il quarto posto in classifica. Trenta punti dopo 19 giornate e due partite in meno rispetto al Lione terzo. Certo, vincere contro il Psg sembra impossibile, ma nel caso in cui dovesse capitare allora significherebbe momentanea qualificazione in Champions.

Serviranno ancora i gol di Dalorte e Laborde, 14 reti in due. Pedine fondamentali nello scacchiere di De Zakarian, allenatore armeno che da giocatore – oltre a prendersi una bella legnata da Cantona quando giocava nel Nantes – ha vinto con il Montpellier e cercherà di fare lo stesso anche da tecnico.

Ad aiutarlo un centro sportivo all’avanguardia. Uno dei più belli di Francia. Il Centre d’Entraînement Bernard Gasset è stato costruito nel 2015 ed è costato 20 milioni di euro. E’ così bello e sviluppato che fu scelto dall’Italia di Conte come sede del ritiro per l’Europeo del 2016. Qui crescono i giovani talenti che poi vanno a costituire un perfetto mix in prima squadra con i giocatori più esperti. L’obiettivo? Rubare la scena al Montpellier Agglomération Handball, la squadra di pallamano vera e propria attrazione della città.

Bundesliga: Wolfsburg, dai playout alla Champions?

Sarà un Natale sereno anche per il Wolfsburg, che vivrà la lunga sosta invernale da quinta in classifica, a soltanto tre lunghezze di ritardo dal Lipsia quarto. Insomma, il treno che porterebbe alla Champions è ancora lì, molto vicino. Solo cinque sconfitte in 17 giornate, con il 3-2 di Augusta come ciliegina sulla torta.

Impensabile fino a maggio scorso, quando il Wolfsburg si giocava la permanenza in Bundesliga nel playout contro l’Holstein. Finì bene – per il secondo anno di fila – nonostante un clima a dir poco rovente. Dopo le tre sconfitte consecutive con ‘Gladbach, Amburgo e Lipsia, al campo d’allenamento venne appesa dai tifosi una busta piena di pannolini sporchi: “Mer** per mer**” quanto scritto sullo striscione. Non proprio un dolce benvenuto.

Tutti contro i giocatori dunque, rei di non metterci il giusto impegno. Adesso le cose sono cambiate. Non ci sono più i campioni del 2015, ma i vari Weghorst, Ginczek e Mehmedi vogliono riportare il club ai fasti del passato. Insieme a Bruno Labbadia, ex calciatore tedesco di origine italiana. Da giocatore è stato un attaccante di assoluto rispetto, da allenatore però – subentrando a febbraio – ha prima dovuto difendere la sua squadra dallo spettro della retrocessione. Adesso, però, sta attaccando la zona alta della classifica. Chissà se riuscirà a fare gol anche a questo giro.

Fonte: gianlucadimarzio.com