Ieri eravamo tutti Koulibaly, oggi nessuno è Meitè

Come mai tanto spazio agli insulti a Koulibaly e zero a quelli di Meitè? Abbiamo il razzismo di “Serie A” e di “Serie B”? Assolutamente sì

Inter-Napoli: dalla curva nord si levano ululati razzisti nei confronti del difensore partenopeo Kalidou Koulibaly. Nel giro di poche ore sui social, sui media, ovunque si sparge l’indignazione del popolo italiano rigorosamente anti razzista (sì, quando gli fa comodo però). Per carità, gli insulti a Koulibaly come a qualsiasi altro giocatore di colore sono un qualcosa di schifoso, ma non è questo il punto.

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La prima pagina di Tuttosport dopo Inter-Napoli

Il punto è un altro. Quando viene insultato un giocatore di colore di una certa rilevanza – o di una big – scoppiano le polemiche e tutta l’indignazione che ne segue. Quando ad essere vittima di razzismo è invece un giocatore di una squadra medio-piccola e magari non tanto forte nessuno ne parla.

Prendere come esempio i casi Muntari di due anni fa (Cagliari-Pescara) e, appunto, il caso Meitè durante Lazio-Torino.

Media, social e tv non hanno dedicato a Meitè nemmeno 1/5 dello spazio che hanno dedicato a Koulibaly. Eppure tutti e due sono stati vittima di razzismo, eppure tutti e due sono di colore. Eppure di Meitè non se ne parla. Io personalmente sono stufo di questa ipocrisia, di questo calcio sempre più scandaloso.

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